Paolo Sarzana: "Calenda sbaglia sui call center, le aziende andranno in Romania"

La Repubblica

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La stretta sui call center? "Favorirà chi delocalizza in Romania piuttosto che in Albania". E le proposte nel protocollo di Calenda "rischiano di rimanere solo buone intenzioni". Paolo Sarzana, presidente di Assocontact, la principale associazione di settore, è critico nei confronti delle ricette del governo per far uscire i call center dalla crisi. Soprattutto perché, spiega, "la delocalizzazione non è la causa della crisi, ma l'effetto".

Quindi il governo sbaglia a cercare di combatterla?
"Il nuovo art.24 bis inasprisce le norme e le sanzioni, ma mette sullo stesso piano i call center che lavorano in Italia e quelli che delocalizzano nei Paesi Ue. La precedente norma era molto più protettiva nei confronti dell'Italia. Il risultato sarà che si favorisce chi delocalizza in Romania o in Croazia piuttosto che in Albania o Tunisia ".

Però il ministro Calenda sta anche proponendo alle imprese un protocollo anti- delocalizzazione che include la Ue.
"Si tratta di una moral suasion molto vaga, che si riduce ad avere uno scarso effetto pratico".

E allora cosa serve davvero per rilanciare il settore?
"Le crisi cicliche di questi anni derivano da un elemento molto semplice: il nostro è un settore in cui l'80% delle uscite è rappresentato dal costo del lavoro, che dalle stabilizzazioni del 2007 a oggi è cresciuto notevolmente. Quello che non è cresciuto è il valore del servizio, e i committenti non riescono a tenere in equilibrio costi e ricavi. Chi si mantiene in equilibrio utilizza artifici, come gli sgravi fiscali per chi assume al Sud, ma sono una sorta di droga per il settore, non fanno altro che accrescere gli squilibri. Oppure si cercano accordi di riduzione temporanea del costo del lavoro".

Come Almaviva a Napoli?
"Negli anni è accaduto a più aziende".

Cosa propone allora? Di abbassare il costo del lavoro anche in Italia?
"Di identificare un sistema di certificazione qualità che vada a regolamentare le offerte dei fornitori. Una strada percorribile visto che la maggior parte sono titolari di concessioni pubbliche oppure operano in settori regolamentati come telefonia, servizi, utility. Penso a una riforma simile a quella del codice degli appalti, che includa una serie di tutele, a cominciare dal divieto di massimo ribasso e un sistema di premialità per i fornitori che rispettano le regole. Altrimenti si continuerà con le gare a valori stracciati, a farsi la guerra tra poveri. Una riforma quadro come quella che immagino io avvantaggerebbe anche i cittadini, perché permetterebbe agli operatori di offrire servizi di qualità migliore".

Dal primo aprile gli operatori dai Paesi extra Ue dovranno dare la possibilità agli utenti di spostare la telefonata in Italia o in un Paese Ue. Questa norma danneggerà le imprese del settore?
"Ho qualche dubbio sul fatto che questanorma riporterà lavoro in Italia. E francamente non ho la più pallida idea di come si pensi di riportare 20.000 lavoratori in Italia senza creare le condizioni perché vengano pagati il giusto. No, lo ripeto: serve una riforma organica, con criteri seri".

Fonte dell'articolo: Vedi su La Repubblica
7 marzo 2017

L'Associazione mette a disposizione corsi di formazione on line, erogati da un ente certificatore esterno, in grado di rilasciare un attestato ad ogni singolo partecipante.

I corsi sono creati per le specifiche esigenze degli operatori di call center, hanno una durata di 45 minuti circa e prevedono l’accesso finale ad un test per il rilascio di un attestato individuale.

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